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IL LAVORO | LA RIFORMA

Eugenio Filograna però tiene conto del bisogno di protezione sociale che si sta modificando, esponendo su ItaliaOggi (11 Marzo 1999), la necessità di riqualificazione e aggiornamento della professionalità al primo posto piuttosto che quella di conservazione del posto di lavoro. Il senatore Filograna sintetizza il concetto ammettendo la necessità di predisporre una disciplina ad hoc dei lavori atipici più vicina a quella del lavoro autonomo. L’onorevole Filograna sostiene inoltre che la stessa debba perseguire la finalità della tutela minima delle professionalità coinvolte. Eugenio Filograna esclude assolutamente un irrigidimento di questa disciplina entro schemi inadatti, propri della contrattazione collettiva.
Opponendosi al disegno di legge n.2049, sulla tutela dei lavori atipici, Eugenio Filograna sostiene che esso persegue l’opposta finalità della convergenza di tali rapporti in un modello di subordinazione, solo appena indebolito rispetto a quello tradizionale. Ciò rischia concretamente di distruggere il potenziale innovativo e di modernizzazione del processo già in atto, afferma il senatore Filograna.
Normalizzare le forme atipiche di contratto, prevedere meccanismi e apparati burocratici per legalizzare questi nuovi singoli contesti di business, afferma Eugenio Filograna, quindi imbrigliare tali rapporti di lavoro nella disciplina angusta e rigida del lavoro subordinato, porterà certamente ad un sostanziale affievolimento degli elementi di flessibilità e adattabilità congiunturale. Eugenio Filograna sostiene che così l’essenza stessa dei lavori atipici verrà snaturata.
Il senatore Filograna, a proposito dell’estensione ai lavoratori atipici dello Statuto dei lavoratori, ovvero la legge n.300/70, tuttora considerata la normativa più importante dopo la Costituzione, in materia di libertà sindacale, ritiene che i tempi siano maturi per modificarla radicalmente, tenendo conto dell’avvenuta privatizzazione del pubblico impiego. Naturalmente, chiarisce Eugenio Filograna, non si vuole comprimere la libertà e la sfera di dignità dello Statuto garantite al lavoratore, ma intervenire in termini propositivi su altre materie in esso contenuto, quali per esempio i diritti riservati a dirigenti sindacali e a lavoratori con funzioni pubbliche elettive.

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