Il lavoro interinale è per Eugenio Filograna un valido strumento di gestione delle risorse umane, che rappresenta una buona via di ingresso nel mondo del lavoro. Purtroppo però, nota il senatore Filograna in un articolo scritto insieme a Marco Carducci, su Il Quotidiano (7 Aprile 1999), come in ogni buona novità, si cela un’altra faccia della medaglia: in seguito all’entrata in vigore della legge sul lavoro interinale, è invalsa una nuova prassi, per cui società abilitate all’attività di fornitura di lavoro temporaneo, con espedienti atti ad ingannare i lavoratori e le imprese utilizzatrici, eludono norme e divieti della legge.
Il lavoro interinale, sostiene Eugenio Filograna, può essere considerato la massima forma di flessibilità vigente nell’attuale sistema del mercato del lavoro. Eugenio Filograna ritiene che questo istituto abbia come finalità precipue da un lato quello di consentire all’iniziativa privata margini operativi nell’intermediazione della manodopera; dall’altro quella di fornire all’impresa uno strumento contrattuale dinamico, con cui consentire l’impiego temporaneo di prestatori di lavoro in relazione ad esigenze di produzione contingenti.
Secondo la formula del lavoro interinale, spiega il senatore Filograna, un’agenzia di collocamento privata smista soggetti in cerca di occupazione indirizzandoli verso imprese che necessitano di manodopera. Questa svolge, in concreto, quell’attività di intermediazione tradizionalmente ed istituzionalmente riservata ad organismi pubblici, sottolinea Eugenio Filograna. Ecco come tale innovazione consente di superare, entro certi limiti, afferma il senatore Filograna, i vincoli previsti dal divieto di mediazione e interposizione di manodopera.
Eugenio Filograna fa notare però, che i provvedimenti ed i divieti continuano ad esplicare la loro funzione laddove la fornitura di lavoro interinale operi contra legem.